La Tecnica Metamorfica: una via per favorire i processi di trasformazione

“La Tecnica Metamorfica offre un contributo unico alla trasformazione e alla realizzazione del nostro potenziale. Questa pratica semplice, gradevole e rilassante si basa sul distacco del praticante. Costui è un catalizzatore come la terra per la germinazione della ghianda… la forza vitale e l’intelligenza innata della persona la guidano verso ciò che è giusto per lei rivelandole le sue qualità essenziali”. 

Gaston Saint-Pierre 

Nel suo libro “Il massaggio che trasforma” Gaston Saint Pierre, cui si deve l’espansione e la diffusione internazionale della Tecnica Metamorfica, scrive della nascita della tecnica come di un ‘ intuizione del naturopata e riflessologo inglese Robert St.John, operatore presso istituti per disabili,  che sulla base della sua esperienza di anticipatore (ricordiamo che la riflessologia ancora non era considerata una scienza), intorno agli anni 60,  aveva elaborato una sua tesi basata sull’effetto che il tocco sulla parte riflessa del piede corrispondente alla spina dorsale provocava nei suoi pazienti. Agli inizi la chiamò “tecnica prenatale”. Aveva colto ciò che da tempo si conosceva nella relazione empirica con il paziente in relazione al tocco e al contatto (legge del minimum stimolo – Weber e Fechner 1860 agli inizi della psicologia sperimentale indagarono il rapporto tra stimolo e percezione umana) , e che cioè “tocchi sottili” hanno la capacità di agire in profondità perché la “delicatezza” del contatto sollecita una risposta più raffinata ed ampia  da parte dell’organismo, e lo rende capace di attivare recettori che intervengono sull’equilibrio neuro-endocrino.

da “Il massaggio che trasforma” sint-pierre, Boater ed.Mediterranee

Ma St.John queste cose, pur intuendole,  non era ancora in grado di dimostrarle. Così cominciò ad elaborare una tesi secondo la quale i miglioramenti che osservava sui suoi pazienti, quando trattava con leggeri sfioramenti l’arco plantare o i punti riflessi della spina dorsale presenti nelle mani o nella testa,  corrispondevano al dissolvimento di blocchi che l’individuo aveva registrato sin dall’età prenatale, nel grembo materno, provocati da microtraumi trasmessi al feto dalla madre o dall’ambiente, e che si rivelavano come fattori condizionanti del fluire dell’energia vitale nella persona  ormai adulta.

 

Individuare lo schema che si presenta nella vita, la ripetizione di certi eventi, di certe “lezioni”,  che sembra vengano ripetute per offrirci l’opportunità di imparare, divenne l’idea portante dell’evoluzione della Prenatale, che già St-John aveva ribattezzato Metamorfosi, e  che, negli anni 70,  deve a Gaston SaintPierre anche il cambiamento definitivo del nome in Tecnica Metamorfica.

Questa mantiene ancora la parte “prenatale”, fatta di leggeri sfioramenti (circoletti o picchiettii delicati) in su’ e in giu’ per le parti riflesse della schiena su piedi, mani e testa, ma ha aggiunto la parte dei “Principi universali” che consiste in una leggera digitopressione su alcuni punti che corrispondono ai sette principi di Ermete Trismegisto più due corrispondenti ai principi dell’evoluzione mentale, Illuminazione,  e cardiaca, Comunione,  del genere umano.

 

A chi rivolgersi

La Metamorphic Association fondata da Gaston Saint-Pierre è a Londra, sito:www.metamorphicassociation.org.

In Italia la formazione è curata dall’A.T.M.I., Associazione Italiana Tecnica Metamorfica, collegata a quella internazionale. Sono un centinaio gli operatori iscritti; fra  loro, massaggiatori e operatori di terapie naturali, ostetriche, infermieri e fisioterapisti, che devono aver seguito i corsi di formazione e svolto un tirocinio approfondito; quattro gli insegnanti in Italia.    A.T.M.I,  Associazione Tecnica Metamorfica Italiana, www.tecnicametamorfica.it

La tecnica metamorfica negli ospedali

L’A.T.M.I  tiene corsi anche presso strutture del Servizio Sanitario Nazionale italiano, dove si comincia a usarla. Per esempio, la tecnica metamorfica è stata insegnata agli infermieri dell’ospedale di Empoli (ASL 11), dove è utilizzata dal 1997 come disciplina complementare. Sono stati formati oltre 230 infermieri che la impiegano nella gestione del dolore, per favorire il sonno, per la gestione dell’ansia in fase preoperatoria, per l’accompagnamento alla morte e a domicilio, soprattutto per gli anziani. Gli effetti sono stati valutati anche in base alla scala di valutazione del dolore V.A.S. (Valutazione Analogico-Visiva). La scala è da 10 a 1, e richiede una valutazione da parte del paziente dell’intensità del dolore, che con l’uso della metamorfica è passato da un’intensità 8-9 a una di 2-3. I riscontri sono dunque soggettivi ma molto significativi. La tecnica metamorfica è stata sperimentata e introdotta nella formazione degli infermieri dall’ISIRI – Istituto Internazionale di Ricerca Infermieristica di Padova, che ha lo scopo di migliorare la capacità assistenziale del personale professionale di assistenza.

Per saperne di più:   “Il massaggio che trasforma: principi e pratica della Tecnica Metamorfica”, di Gaston Saint-Pierre e Debbie Boater, ed. Mediterranee.

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Il Cibo Amico

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