Perché un podcast su Franco Battiato ?

Ho accolto l’invito di Elleuno.doc, una radio digitale che ha sviluppato “Seven”, un progetto formativo di diffusione e valorizzazione dei saperi musicali pop-rock degli ultimi 70 anni.  E ho realizzato un podcast.

Ciò che volevo trattare era un autore al quale rendere omaggio, che  sentissi veramente affine e con il quale avevo avuto il privilegio di potermi confrontare su temi a me cari. Ecco perché ho deciso che avrei parlato di Franco Battiato, artista che, più di altri suoi contemporanei a mio avviso, ha saputo conciliare la sua preparazione musicale con il suo Credo interiore . La sua opera è stata portatrice nel tempo di un messaggio che ha reso più familiare  il riconoscimento di quella  dimensione spirituale/evolutiva/ religiosa (nel senso di unificatrice), che interpenetra la nostra ordinaria dimensione fisica.

E l’ho fatto raccontando l’artista attraverso l’album, in cui, secondo me, si è rivelato con chiarezza questo suo intento: Fisiognomica. Pubblicato nel 1988 dall’artista quando aveva 43 anni, un’età che, per i cultori della dimensione spirituale,  segna il passaggio nel risveglio, nell’illuminazione –  e Franco Battiato ha dato certo segno d’essere illuminato- contiene i due brani “E ti vengo a cercare” e “Oceano di Silenzio” che  ci riportano ad una spesso inconfessabile intimità con l’Alto.

 

Perché utilizzare questo canale radiofonico, un podcast con la mia voce, in cui racconto l’emozione di un ascolto meditato ? Perché usare una voce che ho curato negli anni come strumento terapeutico ? Perché l’ho fatto  attraverso un’opera che certo non aveva bisogno della mia ulteriore riflessione ?

Perché come tanti medici, sento il bisogno di ribadire che una professione come la nostra deve usare altri strumenti per risvegliare nel cuore dei nostri assistiti la volontà di essere sé stessi in verità. Solo in questa consapevolezza possiamo sperare di accendere, facilitare e avere cura di  veri processi di guarigione.

Il mio didatta, lo psichiatra Sergio Bartoli, fondatore della Comunità di Etica Vivente, ci ricordava sempre di affiancare alle terapie convenzionali, la ricerca di hobby espressivi, attraverso cui i pazienti potessero contattare la propria forza vitale, e fare appello a tutte le loro risorse più nascoste attraverso il linguaggio simbolico di molte arti.

Anche la passione per la musica, e l’elevazione che in chiave contemporanea e palese, Battiato provoca nei due brani citati inclusi in Fisiognomica, o ne “La Cura” , inserita nell’album scritto con il filosofo siciliano Manlio Sgalambro “L’Imboscata”, favoriscono momenti di illuminazione che si traducono in intuizioni anche nei percorsi di terapia. Aldilà dei protocolli, che non si escludono, ma così si valorizzano, c’è il supporto della vis autoterapeutica che il paziente stesso può sviluppare.

Perciò che siate amanti o no del genere battiatesco, vi invito ad ascoltare questi brani, o se volete direttamente il podcast che ho realizzato.

Mariuccia Sofia racconta “Fisiognomica” di Franco Battiato

Far risuonare queste note e questo intento ci ricorda sempre, che, anche nella cura di noi e delle patologie, “non di solo pane vive l’uomo”.

 

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Il Cibo Amico

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